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STORIA E MONUMENTI

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Il primo nucleo abitato della cittadina fu fondato proprio sulla collinetta dove ancora oggi si estende, alla sinistra del Rapido, sul finire del X secolo dell’era cristiana, ad opera dell’abate Mansone di Montecassino, a seguito delle violente devastazioni che l’intera valle del Rapido e del cassinate subì da parte di orde sanguinarie di Saraceni, fra il IX e X secolo. Il sito fu scelto,come scrive lo storico santeliano Marco Lanni (1808-1885) nella sua "Monografia su S.Elia sul Rapido" (Napoli 1873), perché ritenuto più difendibile e gli fu imposto il nome di Sant’Elia a ricordo dell'omonima chiesetta dell'VIII secolo che sorgeva in quell'antico villaggio distrutto, che preesisteva più a valle, nella zona attualmente conosciuta come Sant’Elia Vecchio, in prossimità dell’attuale ponte degli Sterponi.

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Il ponte romano di S. Elia Vecchio

In quel villaggio, di remota epoca romana e di cui resta a testimonianza un ponte a sesto ribassato, risalente con molta probabilità al I sec. d.C., i monaci benedettini di Montecassino avevano eretto, nell’ VIII secolo, una chiesetta dedicata proprio a Sant’ Elia Profeta (a sua volta innalzato a Patrono del paese nel 1752), che resistette a violenze e devastazioni, in parte narrateci dal santeliano Angelo De Tummulillis (1397-1480?), Segretario e Notaio presso la Corte Angioina di Napoli, nelle sue memorie "Notabilia temporum",  fino al XV secolo, quando andò definitivamente distrutta nel corso delle guerre fra Angioini ed Aragonesi.

La scomparsa chiesa di San Pietro 6 mappa S.Elia

Della trecentesca chiesa di San Pietro restano soltanto tracce delle mura perimetrali in via delle Torri.

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IL PONTE DI SANT'ELIA VECCHIO

Mura, torri e porte del paese

Nell’anno 1057, circa cento anni dopo la sua fondazione, il nuovo nucleo abitato sulla collina era già cinto da poderose mura, munite di ben fortificate torri (molte delle quali ancora ben riconoscibili in via delle Torri, in via Ripe e da via Nuova Cartiera) e con due porte di accesso : una rivolta verso sud, sull’attuale Piazza Enrico Risi, l’altra a nord e detta poi Porta di San Cataldo. Le enormi e ben lavorate pietre calcaree, appartenenti alla Porta Sud, o Porta di Napoli, abbattute nel 1907, sono ancora ben conservate e visibili nella Villa Comunale del paese. Della Porta di San Cataldo, demolita nel 1866, resta, invece, solo una colonna portante laterale, con capitello, attualmente incastrata fra le mura di alcune abitazioni in Via Angelo Santilli. Su questa strada resta anche la casa natale dell’ardimentoso ma sfortunato motorista dei dirigibili "Norge" di Roald Amundsen e "Italia" di Umberto Nobile, Vincenzo Pomella (1896- 1928), morto nel corso della seconda spedizione del dirigibile "Italia" al Polo Nord, nel 1928.

L’ unica porta tuttora ben conservata è una terza, successiva alle altre e rivolta verso il fiume e detta anche "La Portella", dirimpetto alla seicentesca Chiesa Madre di Santa Maria la Nova. E’ di costruzione più tarda rispetto alle altre e, probabilmente, è da far risalire al XIII secolo, quando cioè proprio la Chiesa Madre fu edificata per la prima volta.

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LA PORTELLA

 

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PORTA DI NAPOLI

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STIPITE PORTA SAN CATALDO

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TORRE DELLA PORTELLA

L’ antica chiesa di San Biagio

La Chiesa più antica del paese, però, era quella di San Biagio, risalente al XII secolo e rimasta aperta al culto fino al XVIII secolo e poi occupata, sin dall’inizio del XIX secolo, dall’attuale Palazzo Municipale. Dell’ antica chiesa, però, restano ancora, negli uffici del piano terreno, preziosi fregi ed affreschi, che vanno dal XIV al XVIII secoli.

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La chiesa di San Cataldo 5 mappa S.Elia

Questa millenaria chiesa, di cui il tetto e la cupola subirono gravi danneggiamenti nel corso dell’ ultimo conflitto mondiale, fu edificata agli inizi dell’ XI secolo da una popolosa colonia di greco-bizantini risaliti dalla Puglia. Fu eretta al di fuori delle mura di S. Elia proprio perché, essendo di rito greco e di proprietà bizantina, non rientrava, in quel tempo, nei possedimenti feudali di Montecassino, come invece il resto del paese. Ne rimangono le possenti strutture esterne e quelle portanti, nonché ancora bellissime, interne.

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Santa Maria la Nova    2 mappa S.Elia

Grandiosa e prezioso scrigno di indubbie ricchezze architettoniche ed artistiche è la chiesa di Santa Maria la Nova (o Chiesa Madre), posta al centro dell’antico nucleo abitato di S. Elia, percorso dall’allora via principale del paese, Corso Dante fino al 1866 e, quindi, ancora oggi, via Angelo Santilli. La chiesa fu costruita, in stile romanico e di dimensioni più piccole rispetto alle attuali, nella seconda metà del 1200. Ebbe, quindi, rimaneggiamenti nel XVI secolo, con arricchimenti rinascimentali, per poi essere ingrandita, come oggi appare, agli inizi del XVIII secolo, in stile neoclassico e con evidenti accenni al barocco. Vi si possono ammirare : un pregevole altorilievo quattrocentesco, raffigurante episodi della Passione di Cristo; un prezioso Fonte Battesimale di fattezze rinascimentali; ammirevoli tele di scuola pittorica napoletana del ‘600 e del ‘700; le statue lignee settecentesche dello scultore santeliano Giuseppe Picano (1716 - 1800); l’antico organo a canne risalente al 1629, opera del Catarinozzi e restaurato all’indomani del terremoto del 1984; il coro settecentesco in legno di noce e finemente intarsiato dai maestri intagliatori di Pescostanzo; i preziosi dipinti, di fine ottocento, del pittore locale Enrico Risi (1856 - 1916), incastonati nella volta della navata centrale e nelle parti laterali alte dell’abside.

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Il Portico delle Torri

Fra gli angoli più suggestivi del centro storico di S. Elia sono da rimarcare il così detto Portico delle Torri, aperto nel 1705, ed il suo retrostante cortile interno su cui affacciano Casa Iucci, in cui soggiornò malato e morì, dopo l’ ultima guerra, l’abate di Montecassino, che ne vide e ne visse la distruzione, Gregorio Diamare e Casa Santilli, in cui nacque, il 28 ottobre 1822, il filosofo e patriota Angelo Santilli, ucciso a Napoli, dai soldati borbonici, nel corso dei moti insurrezionali del 14 e 15 maggio 1848.

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La Corte

Al centro del paese, non molto distante dalla Chiesa Madre di Santa Maria la Nova e dominante, con i suoi torrioni, la sottostante valle del Rapido, restano ancora le vestigia del duecentesco Palazzo Badiale, detto anche "La Corte", in parte andato distrutto ed in parte ristrutturato, ma ancora conservante le sue possenti strutture romaniche dell’ingresso e del portico interno.

Una villa rustica romana a Pecorile

Nei dintorni prossimi al paese e nelle campagne circostanti, ulteriori remote vestigia, come, per esempio, i resti, ben riconoscibili seppur riammodernati, di una villa rustica romana, proprio al centro del borgo di Pecorile, risalente alla seconda metà del I secolo a. C., dono di Silla al console Quinzio Valco.

La Cartiera del Rapido

Lungo il fiume, di poco distante a nord del paese, resistono, ancora ben conservati, gli edifici abbandonati dell’antica Cartiera del Rapido, fondata dall’Abbazia di Montecassino nel 1516, in seguito ampliata nel 1724 dall’abate Brancaccio, ristrutturata e potenziata, poi, nel 1835 dai nuovi proprietari Lanni e quindi, sul finire del XIX secolo, dalla famiglia Scotto che la tenne fino a poco prima della seconda guerra mondiale, quando la cedette ai Boimond di Isola del Liri.

La cartiera cessò di vivere e di produrre verso la metà degli anni 1960.

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La chiesa di San Sebastiano

Nella Villa Comunale del paese troneggia la chiesa di San Sebastiano, antica chiesa romanica risalente al XIII secolo, ristrutturata in stile barocco verso la metà del ‘700 e, quindi, ingrandita con le cappelle laterali, la canonica ed il campanile, attorno al 1860. Ristrutturata, infine, così come oggi appare, dopo il terremoto del 1984. Al suo interno, nel catino absidale, si snoda, ben conservato, un enorme affresco del pittore bergamasco Giovanni Bizzoni, raffigurante proprio il martirio di San Sebastiano.

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La chiesa di Ognissanti

All’ingresso del paese, giusto al bivio della strada per Portella, sorge, in offensivo abbandono, la chiesa di Ognissanti, anch’ essa di epoca romanica e con all’interno pregevoli affreschi del XIV e XV secoli.

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La Madonnella di Chiusanova

Lungo la strada per Cassino, un po’ affossato e nascosto dalle piante, c’è uno scrigno d’arte piccolissimo ma di valore inestimabile: è la Cappella della Madonna degli Angeli, più conosciuta con il nome di Madonnella di Chiusanova, contenente mirabili ma pericolanti affreschi di scuola raffaellesca (XVI sec.).

 

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Il Ponte Lagnaro

Sulla strada da Cassino per Atina, più o meno all’altezza del bivio per S.Elia, fra i campi si staglia maestoso il così detto Ponte Lagnaro, di epoca romana, sicuramente riferibile al I sec. d.C. e gemello del già visto Ponte romano di S. Elia Vecchio. Fino a tutto il XVIII secolo era conosciuto con il nome di Ponte della Bagnara. Sotto di lui, fino ad allora, scorreva ancora il fiume Rapido.

Il nome attuale di Ponte Lagnaro gli derivò dalle canalette di scolo e di irrigazione, dette "lagni", che vi furono solcate attorno, nella prima metà dell’ ‘800, quando il letto del fiume fu deviato verso ovest e la zona bonificata per permettervi il passaggio dell’attuale tracciato della via Sferracavallo.

Santa Maria della Palombara

Poco più a monte, in località Croce, sono ancora ben visibili i resti, in completo abbandono, della chiesetta romanica di Santa Maria della Palombara, avvolta dalle erbacce e completamente scoperchiata. In un incavo della sua piccola abside, da oltre 500 anni, resiste al tempo, alle intemperie ed all’ incuria, un delicato affresco di Madonna con Bambino.

 

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Sant’Elia e l’ultima guerra

Sant’Elia, nel corso dell’ ultimo conflitto mondiale, subì incessanti cannoneggiamenti e bombardamenti aerei, dal dicembre del 1943 al maggio del 1944. Il paese fu distrutto per il 91% e le vittime furono: 180 morti e 97 feriti. Altri suoi figli persero la vita altrove: 57 soldatini santeliani si immolarono sui vari fronti bellici (Russia, Grecia, Albania) di quel tragico teatro che altri avevano allestito per loro fra il 1940 ed il 1945.

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VIA IV NOVEMBRE ED AL CENTRO IL MUNICIPIO DISTRUTTO

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