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IL FIUME RAPIDO

Il fiume Rapido è, per antonomasia, il fiume di Sant’ Elia, ma il suo percorso e la sua storia hanno attraversato, per millenni, anche i monti e le valli, oggi nei territori comunali di Vallerotonda e di Cassino, un tempo popolate, prima dai Volsci e dai Sanniti e, poi, dai Romani, dando refrigerio all’antica e fulgente Casinum.Come scriveva ancora nel 1940 l’ archeologo Gian Filippo Carettoni, "nasce fra i monti del Sannio" e cioè dalle fonti sorgive alle propaggini del massiccio montuoso delle Mainarde, sul versante di Cardito di Vallerotonda, a circa mille metri di quota e "raggiunta la moderna Cassino l’ attraversa ricevendo altri piccoli affluenti". Da molti decenni, ormai, alimenta proprio l’ omonimo invaso artificiale di Cardito, per poi solcare, a precipizio, le splendide gole del Gallo e quindi discendere violento e fragoroso, fra i valloni di Valvori fino ad acquietarsi, freddo e sonnacchioso, nella pianura in cui incontra S. Elia, a cui per secoli dette vita alle locali industrie cartarie e laniere. Lambisce quindi Caira ed infine Cassino, che fino al secondo dopoguerra, come già visto, ne era attraversata per intera, fin quando le opere di bonifica non ne deviarono il corso verso San Pasquale ed il Quinto Ponte. Il fiume si chiama ufficialmente Rapido dal gennaio dell’ anno 963 quando, in un documento pergamenaceo stilato all’ epoca fra i principi Longobardi di Capua e l’ Abbazia benedettina di Montecassino, il toponimo-aggettivo "rapidu", usato nei documenti d’ epoca sin dall’ VIII secolo, divenne nome proprio. Prima di allora, nessun nome lo indicava precisamente. In epoca romana, solo Plinio il Vecchio (I sec. a.C.), nel suo "Naturalis historia" scrive che nel cassinate scorreva un fiume che era chiamato Scatebra; Varrone, un secolo prima, lo chiama semplicemente e soltanto "flumen", mentre il geografo Strabone, sempre nel 1° secolo d. C., lo distingue dal Liri, in cui confluiva, con il lapidario aggettivo "alium" (un altro). Nel  XVIII secolo, qualche circolo pseudo letterario cassinate si inventò di sana pianta un inesistente Vinius o Vineus, traendolo da una fallace quanto intraducibile interpretazione (da "in imo fluvio" ad un posticcio "a Vineo fluvio") di un passo del III Libro, cap. V del "De re rustica" di Marco Terenzio Varrone, che a Casinum possedeva una villa, in cui "flumen fluat" ed i cui teneva anche delle "vinea" e cioè delle vigne.Forse da qui, l'annoso equivoco sul nome romano del fiume.

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VEDUTA DEL FIUME RAPIDO