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IL FIUME RAPIDO DAI ROMANI AD OGGI

Il fiume Rapido è, per antonomasia, il fiume di Sant’ Elia, ma il suo percorso e la sua storia hanno attraversato, per millenni, anche i monti e le valli, oggi nei territori comunali di Vallerotonda e di Cassino, un tempo popolate prima dai Volsci e dai Sanniti e, poi, dai Romani, dando refrigerio all’antica e fulgente Casinum, fino a rispecchiarne il terrore e gli orrori dell’ ultimo conflitto mondiale, quando a scontrarsi furono, lungo la "linea gustav" e proprio sulle sue rive, il XIV Corpo d’ Armata della Weermacht tedesca e la 5° Armata Alleata (americani, canadesi, inglesi, francesi, polacchi ed indiani), non senza, purtroppo, martoriare di cannoneggiamenti e bombardamenti aerei Cassino e Montecassino (1), completamente rase al suolo, ed i paesi limitrofi, primo fra tutti S. Elia, distrutto per il 91%. Il Rapido, come scriveva ancora nel 1940 l’ archeologo romano Gian Filippo Carettoni, "nasce fra i monti del Sannio" e cioè dalle fonti sorgive alle propaggini del massiccio montuoso delle Mainarde, sul versante di Cardito di Vallerotonda, a circa mille metri di quota e "raggiunta la moderna Cassino l’ attraversa ricevendo altri piccoli affluenti" (2). Da molti decenni, ormai, alimenta proprio l’ omonimo invaso artificiale di Cardito, per poi solcare, a precipizio, le splendide gole del Gallo e quindi discendere violento e fragoroso fra i valloni di Valvori fino ad acquietarsi, freddo e sonnacchioso, nella pianura in cui incontra S. Elia, a cui per secoli dette vita alle locali industrie cartarie e laniere. Lambisce quindi Caira ed infine Cassino, che ne era attraversata per intera, fin quando, a partire dalla prima metà del XIX secolo e fino ai più recenti anni 1950, le opere di bonifica non ne deviarono il corso verso San Pasquale ed il Quinto Ponte. Altri assestamenti, più a monte, il fiume Rapido li ebbe, dall’ uomo, sempre agli inizi del 1800, quando ne fu deviato il corso, nella pianura santeliana (3), spostandone il letto verso nord, fra il Pantano ed il Ponte degli Sterponi, fin giù verso Caira e volgere nella prospiciente campagna fino a Cassino, abbandonando l’ antico letto originario che scorreva sotto il ponte romano di S. Elia Vecchio volgendo lievemente verso il Ponte Lagnaro per poi tirare diritto, prima a scorrere sotto l’ antico oppidum romano di Casinum e poi ad attraversare la nuova città di San Germano sorta, presso il Colle Ianulo. Il fiume Rapido ha un percorso di circa 25 chilometri dalle sorgenti fino alle terme varroniane di Cassino, in cui unendosi al Gari ne assume anche il nome, ma di 36 fino alla confluenza nel Liri. Diversi sono gli affluenti che il Rapido riceve nel suo fluire: in agro santeliano, consecutivamente e soprattutto, il Rio Vaccarecce, il Rio Valleluce, le sorgenti del Radiccio, il Rio Salauca, il Rio Secco e, quindi, nel cassinate il Rio del Dente ed il Rio dell’ Inferno fino al suddetto Gari. Il fiume si chiama ufficialmente Rapido dal gennaio dell’ anno 963 quando, in un documento pergamenaceo stilato all’ epoca fra i principi Longobardi di Capua e l’ Abbazia benedettina di Montecassino, il toponimo-aggettivo "rapidu", usato nei documenti d’ epoca sin dall’ VIII secolo, divenne il nome proprio "Rapidu"(4). Prima di allora, nessun nome lo indicava precisamente. In epoca romana, solo Plinio il Vecchio (I sec. a.C.), nel suo "Naturalis historia" scrive che nel cassinate scorreva un fiume che era chiamato "Scatebra" ed era ricco di pesci e soprattutto di lamprede; Varrone, un secolo prima, lo chiama semplicemente e soltanto "flumen" (un fiume), mentre il geografo Strabone, sempre nel 1° secolo d. C., lo distingue dal Liri, in cui confluiva, con il lapidario aggettivo "alium" (un altro). Poi il silenzio fino agli VIII e X secoli d.C., quando diventa "fluviu rapidu" e quindi "Rapidu", un toponimo che molto probabilmente si portava dietro da secoli per via del suo decorso violento. Quando, nel XVIII secolo, qualche circolo pseudo letterario cassinate volle cambiar nome al breve tratto di Rapido, che si arricchiva delle locali acque sorgive e che da Cassino giungeva fino al Liri, dandogli nome Gari, dalla voce araba "garil" (palude), lo stesso avvenne per l’ antico nome, di epoca romana, del Rapido, quando, nello stesso periodo, ci si inventò di sana pianta un inesistente Vinius o Vineus, traendolo da una fallace quanto intraducibile interpretazione (da "in imo fluvio" ad un posticcio "a Vineo fluvio", che se tradotto diventa un fantasioso quanto risibile "dal fiume vinoso o di vino"!) di un passo del III Libro, cap. V del "De re rustica" di Marco Terenzio Varrone, che a Casinum possedeva una villa, in cui "flumen fluat" (scorre un fiume) ed i cui teneva anche delle "vinea" e cioè delle vigne. Che poi, recentemente, da parte di qualcuno ci si sia affrettati a rispolverare una già discussa e discutibile epigrafe romana (C.I.L. X, 5215), in cui si accennerebbe ad un "nomen" VINIVS cassinate, va rimarcato come la stessa e la sua interpretazione fossero già state confutate nel 1962 dall’ archeologo ed epigrafista tedesco Hans Gundel, della prestigiosa Scuola storico-epigrafica Paulys-Wissowa di Stoccarda, in quanto, nel secondo e terzo rigo dell’ epigrafe, non si leggerebbe VINIVS e VINIAE ma bensì IVNIVS e IVNIAE, facilmente confondibili, con l’altra lettura, per via delle abrasioni dell’ iscrizione e della reiterata insistenza a voler dare, a tutti i costi, un nome latino, inesistente, all’ attuale fiume Rapido. (Benedetto Di Mambro)

  1. Alida Dell’ Ascenza : Cassino nella bufera della 2° Guerra Mondiale (Cassino,1979)
  2. Gianfilippo Carettoni : Casinum (Roma, 1940)
  3. Marco Lanni : Monografia su Sant’ Elia sul Rapido (Napoli, 1873)
  4. Luigi Fabiani : La Terra di San Benedetto (Isola del Liri, 1950)