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A PROPOSITO DELLE IPOTESI DI LOCALIZZAZIONE DELLE CITTA' SANNITICHE DI AQUILONIA E AMITERNUM

Da decenni, ormai, si avanzano da più parti le più svariate ipotesi di localizzazione delle vicende belliche sannitiche con epicentro Aquilonia, ma pur se suggestive ed interessanti come quella "irpina", di recente proposta da Domenico Cambria, non riescono, a mio avviso, ad essere troppo convicenti, perchè contradittorie e prive di precisi riscontri etnico-topografici. Penso a La Regina, Coarelli, De Benedettis e al sacerdote cominense Dionigi Antonelli ed alla loro Aquilonia di Monte Vairano e Cominium di Pietrabbondante o di Carovilli o di Frosolone. Penso al cassinate Emilio Pistilli ed alla sua Aquilonia di Monte Sammucro (o Sambùcaro), a pochi passi da Casinum, e, quindi, alla sua ipotizzata coincidenza dell' Amiternum sannitica con l' Amiternum sabina presso l'odierna San Vittorino dell' Aquila : tutto il quadro delle manovre belliche romane del 293 a.C. andrebbe a spostarsi nell'area di Civita d' Antino, per cui nell' "Ab Urbe còndita" di Livio (X, 39), si andrebbe a leggere "...maxime depopulato Antinate agro..." e non più "...Atinate agro...". Eppure a me sembra, sia per quanto riguarda l' Aquilonia irpina di Cambria, sia per quanto richiamato successivamente, che riferimenti precisi, che collocano quegli episodi della 3° Guerra Sannitica nel Matese e quindi nel territorio dei Pentri, ci sono, ed evidenti, sia in Livio che in tutta la storiografia romana, così come appaiano evidenti molte incongruenze nel pur bel saggio di Cambria e nelle altre ipotesi sopra citate. A) Tito Livio (59 a.C. - 17 d.C.) scrisse i suoi 142 Libri dell' "Ab Urbe còndita" (di cui a noi restano solo 35 : i primi 10 e quelli che vanno dal 21° al 45°) in piena epoca augustea, e andavano dal XII sec. a. C. all' anno 9 d.C.. B) Già nel 23 a. C., Ottaviano Augusto aveva messo mano al suo novus status e alla revisione delle nuove Regioni del suo Impero. In tale contesto il Samnium era una ben precisa Regione che andava dai monti a nord della Campania fino al Mare Adriatico, come ricorda lo stesso Livio (VII, 32). C) Il territorio degli Irpini, come quello degli Alfaterni, non era una Regione ma semplicemente un ager dell' Italia meridionale compreso, come scrive anche Cicerone, fra i fiumi Calor (Calore) e Aufidus (Ofanto) e, cioè, grosso modo, da nord a sud, fra Benevento e Merfi, fino cioè ai confini con la Lucania e, quindi, ben più a sud della Regio propriamente detta Samnium. D) Tito Livio, dunque, scrivendo la sua Storia di Roma, come già detto, in epoca augustea, faceva riferimento, anche per una migliore comprensione da parte di chi leggeva, soprattutto fra i suoi contemporanei, alle nuove realtà etnico-regionali del suo tempo e ci parla, in riferimento alla 3° guerra sannitica di : Tuscia, Etruria, Umbria, Apulia, Samnium, Lucania e mai di Hirpinia nè, tanto meno, di Sabina. L' ultima volta che aveva nominato l' Hirpinia, a dire il vero, era stato a proposito dei fatti Caudium (VIII, 23). Poi, non la nomina mai più. E) Così come, dunque, a proposito di Amiternum e dell' agro Atinate (X, 39) scrive chiaramente ed in termini che lasciano intendere una velocità di manovra da parte del console Carvilio "...in Samnium profectus..", a partire da Interamna (Lirenas) "...quae via Latina est...", allo stesso modo non scrive nè ci lascia, senza ombra di dubbio, nemmeno intravvedere fantomatiche missioni belliche in Sabina nè, tanto meno, in Hirpinia e neanche lunghi aggiramenti in Lucania, luoghi, d' altronde, troppo lontani e marginali da qualsiasi intenzione di intervento, da parte delle legioni romane, contro il Samnium propriamente detto. Doveva essere, dunque, posta a metà strada fra Casinum ed Atina, nei pressi di Sant' Elia Fumerapido, l' Amiternum sannita di cui Livio ci parla e di cui restano evidenti tracce proprio fra i colli di S. Elia, in località Casalucense, alle falde del Monte Cifalco, a guardia della gola di passaggio fra Casinum e Atina. F) Non cè alcun modo, a mio avviso, di fraintendere e confondere, quindi, nomi di città e di luoghi : Atina è semplicemente e precisamente Atina, la città cominense ai piedi del Monte Meta, ricca miniera di ferro con cui poter forgiare armi, l' "Atina potens" di Virgilio e non l' Atena Lucana, nei pressi dell' odierna Sala Consilina, sulla strada per Lagonegro ; Aufidena è proprio l' Aufidena del Samnium, di cui Livio scrive continuamente, e non la mai nominata Nucera Alfaterna sul fiume Ofanto (l' Aufidus latino); di Cominium resta ancora il nome al territorio che l' ospitava e cioè la Valle di Comino, in agro atinate; va da sè che Aquilonia, distante da essa viginta milia passum (trenta chilometri attuali di cammino), non poteva esserle troppo distante, ma collocata nel cuore del Sannio, a difesa di Aesernia, Bovianum e Saepinum, ai piedi del versante occidentale del massiccio montuoso delle Mainarde e del Monte Meta, fra Cardito e Cerasuolo. Anche qui, a proposito, qualcosa non quadra nella ipotesi di Cambria : non sembrano troppo distanti da Interamna Lirenas e fuori ogni pista bellica di quel 293 a.C. l' Amiternum di Ponte Cagnano e, quindi, l' Atina di Atena Lucana e la Cominium di Grottaminarda o di Ariano Irpino ? E circa l' Aquilonia in zona di Candela, non si sforano, per caso, i famosi viginta milia passum dalla sopra ipotizzata Cominium, essendo, invece, la distanza dell' una dall' altra ben superiore ai triginta milia passum (oltre quaranta chilometri di cammino) ? Delle altre città (Palumbinum, Herculaneum, Velia) si può sempre discutere, anche alla luce di eventuali volute confusioni degli storiografi romani. D' altronde, montagne e colli dell' Italia centro-meridionale sono, vivaddio, ricche di antiche vestigia e di fortificazioni in opera poligonale di epoca preromana. Non tutte, però, possono essere Aquilonia, Amiternum o quant' altro. C' è veramente ancora tanto da fare, da parte di archeologi e storici, per definire più precisamente assetti topografici italici e preromani del nostro centrosud d' Italia.(Benedetto di Mambro)