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CHIESA DI SANTA MARIA LA NOVA
Se, dal XIII al XVIII secolo, la chiesa più antica ed importante del centro abitato di S. Elia era quella di San Biagio, dal 1800 ed ancora oggi, completamente ristrutturata, occupata dagli uffici del Palazzo Comunale del paese, anche se, fortunatamente, ancora conserva al pian terreno qualche fregio e qualche affresco, che vanno dal XIV al XVIII secoli, quella che ancora oggi troneggia magnifica nel cuore del Centro Storico di Sant Elia Fiumerapido è la chiesa di Santa Maria la Nova. Fu fondata dal sacerdote santeliano Leonardo Infante, così come quella di Ognissanti, nella prima metà del 1200 e già da allora condivise, al 50%, il titolo di Parrocchia Padronale del paese con quella più antica di San Biagio ma, dal XVI secolo (1), ne divenne l unica detentrice del Padronato Ecclesiastico Assoluto. La chiesa di Santa Maria la Nova, detta anche Chiesa Madre, era, allora, ad unica navata e molto sviluppata in lunghezza, divisa, com era, da un tramezzo fra navata e presbiterio (2). Le misure tramandateci dagli Inventari Ecclesiastici settecenteschi (3) ci dicono che nel XIII secolo doveva essere lunga, in totale, 34 metri, larga circa 16 e alta fra gli 8 ed i 9 metri. Dal 1576 al 1648, sappiamo che più volte ne furono prescritti interventi di riparazione del tetto e di ristrutturazione dell interno, dato lo stato di incuria in cui versava, finchè, nel 1694, il Vicario generale di Montecassino, Erasmo Gattola, riuscì nell intento di far iniziare i lavori di ricostruzione della chiesa da parte della Sacra Congregazione del Concilio (4). Per il suo ampliamento dovettero essere diroccate diverse abitazioni circonvicine e, nel 1708, l opera era già costata più di tremila ducati (5), pari a circa 23 mila euro attuali (45 milioni di vecchie lire). A lavori ultimati, così come oggi appare, la Chiesa Madre era elevata dal piano stradale, dell attuale via Angelo Santilli, di circa quattro metri e vi si saliva, come ancora oggi, tramite due ampie rampe di scale convergenti, con il piano di calpestìo lavorato in fine acciottolato. La chiesa era ed è a tre navate con sei possenti pilastri; lunga, compresa il coro, circa 28 metri; larga 15 ed alta poco più di 13 metri. La navata centrale è larga 6 metri e mezzo e quelle laterali 3 metri e mezzo ognuna. La parete divisoria fra chiesa e presbiterio era intanto scomparsa e, nel frattempo, la chiesa si era arricchita di una bellissima e grandiosa cupola, mentre dietro l altare maggiore era stato ricavato un ampio coro, lungo m. 7,30 e profondo 3 e mezzo. Già nel 1629, la chiesa era stata dotata di un bellissimo organo a canne, opera del Catarinozzi oggi restaurato dopo i danni subiti dal sisma del 1984. All altare maggiore, purtroppo danneggiato di recente da ladri vandali, si accede tramite una bella scalinata in pietra intarsiata e lo stesso è adornato da marmi decorati in stile settecentesco. Attorno al 1750, su disegno di Pietro Simonetti di Astano, dietro laltare maggiore fu apposto un bellissimo coro in noce, con sedici posti a sedere ed ancora ben tenuto, finemente intarsiato dai mastri intagliatori di Pescocostanzo, Antonio e Giuseppe Luclo (6). Sopra il coro, nella parete di fondo, campeggia una grande quadro composito, con cornice originaria cinquecentesca e con quadretti dipinti nel dopoguerra, relativi alla vita del profeta Elia, con in alto la Madonna con il Bambino. Al centro del quadro, in una nicchia, spicca la statua di Sant Elia Profeta che, però, così come nelle intenzioni del parroco don Remo Marandola e della locale Pro Loco, necessiterebbe di essere rinnovata. Su una parete laterale, alla sinistra dell altare maggiore, fa bella mostra di sè un artistico altorilievo quattrocentesco raffigurante la Passione di Cristo. In quel tempo, Segretario e Notaio presso la Corte del Regno di Napoli era il santeliano Angelo De Tummulillis (1397-1470?). Incassati nelle navate laterali vi sono sei altari con statue lignee del 700, alcune delle quali, come l Assunta e l Addolorata, opere dello scultore santeliano Giuseppe Picano (1716-1800) e con quadri di scuola pittorica napoletana settecentesca e tavolette lignee riferibili al XVII e XVIII secoli. Rinascimentali, invece, le fattezze del Fonte Battesimale. Nel 1908 il pittore santeliano Enrico Risi (1855-1916) arricchì la volta della navata centrale con tre preziose tele raffiguranti l Annunciazione, la Visitazione e la Natività, mentre nelle parti laterali alte dell abside incastonò sei tondi dipinti con le immagini dei Maggiori Profeti. Altri affreschi parietali, nel presbiterio, nella cupola ed in un altare laterale a quello maggiore, sono stati ritoccati, restaurati e, altri, aggiunti, fra gli anni 1960 e 1970, dall indimenticato affrescatore di chiese santeliano Pietro De Luca (1898-1968), e dai pittori Giovanni Bizzoni e Etmondo Leo. Bellissimo anche l esterno della chiesa, con i finestroni alti della navata centrale, le mura discendenti delle navate laterali ed il campanile settecentesco, elegantemente lavorato e con campane bronzee di Agnone.
Benedetto Di Mambro
| LA STATUA LIGNEA DELL'ADDOLORATA DI GIUSEPPE PICANO | CORO SETTECENTESCO |
DIPINTO DI ENRICO RISI |