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UN TRAGICO EPISODIO DI GUERRA

Dopo i bombardamenti aerei su Sant'Elia dell'8 dicembre 1943, la paura spinse molti santeliani a rifugiarsi sui colli circostanti: Valleluce, Valvori, l'Airola di Portella e Campo di Manno di Vallerotonda. Ai primi di gennaio del 1944, quando ancora i soldati tedeschi del XIV Corpo d' Armata della Weermacht tenevano ferme le proprie posizioni su Monte Cifalco e cannoneggiavano la valle del Rapido, alcuni militari del Corpo di spedizione francese della V (1) Armata Alleata (altri dicono l' VIII), scortarono di nascosto, dal piano fin su a Campodimanno, il Generale Ricciotti Garibaldi, del Ricostituito Esercito Italiano, in avanscoperta e con ricetrasmittente per controllare la zona e tenere informato il Comando Alleato. Gli sfollati santeliani seppero, quindi, dell' avvicinamento degli Alleati e tennero nascosto il Generale italiano fra di loro, in un capanno. Si avvicinavano i sanguinosi scontri, ad Olivella, a Colle Belevedere e a Colle Abate, fra i tedeschi e le truppe francesi nordafricane del Maresciallo Juin e, quindi, di lì a breve, i terribili bombardamenti aerei su S. Elia, Cassino e Montecassino. Il 18 febbraio del 1944, arrivò l' ordine di far sgomberare il territorio dagli sfollati santeliani. Circa 200 di essi furono, nella notte, fatti salire su una decina di camion francesi per essere trasferiti, attraverso la strada per Vallerotonda, prima ad Acquafondata e quindi, passando per Venafro, sede del Comando Alleato, nei pressi di Napoli ed infine a Castrovillari, in Calabria. La colonna dei camion con i 200 santeliani a bordo e scortata da una camionetta militare, partì da S. Elia, alla volta di Vallerotonda, verso l' una di notte. Nel frattempo però, i cannoneggiamenti dei tedeschi dalle loro postazioni di Montecassino, avevano minato e fatta saltare, creando un vero e proprio baratro nella carreggiata della strada sul fianco sud-orientale del Colle Obaco, all' altezza dell' attuale sito detto "loggetta di Portella", fiancheggiante e prospiciente il profondo vallone del Rio dell' Inferno. Viaggiando a fari spenti, per non essere notati, i camion francesi, carichi di sfollati santeliani, proseguivano, intanto, lentamente il loro viaggio. Nel buio pesto di quella notte invernale, l' autista della prima vettura non si avvide del baratro apertosi alla "loggetta" a seguito del minamento ad opera dei tedeschi e, tragicamente, precipitò, con tutto il camion ed i venti santeliani, uomini, donne e bambini, che portava a bordo, rotolando violentemente fra gli speroni rocciosi della ripida scarpata, fino nel fondo del Vallone dell' Inferno. Morirono tutti, fra urla strazianti, orrendamente, tranne due giovanissimi fratelli santeliani, Antonio e Iolanda Verrecchia, che sopravvissero allo schianto nel burrone trovando la forza di aggrapparsi ai primi spuntoni di roccia dello strapiombo.I due giovani furono prontamente soccorsi, ricoverati e curati presso l’ ospedale di Venafro. Dopo la guerra, Antonio Verrecchia emigrò in Francia: cuoresanteliano.it ne cerca notizie inviandocele all’ indirizzo e-mail info@cuoresanteliano.it. Fortuna volle che, avvistisi del fatto, i camion che seguivano ebbero il tempo di fermarsi ed evitare la sciagura. Aggirarono, quindi, l' ostacolo, non senza difficoltà, e poterono così proseguire, con i superstiti, per le destinazioni prefissate. Ad oggi, ancora nulla ricorda quel tragico episodio di quella dannata notte del 18 febbraio 1944. Amor fraterno vorrebbe, invece, che lì, in quel luogo, alla "loggetta di Portella" fosse innalzata una stele a ricordo ed in memoria di quei 20 santeliani morti così tragicamente per sfuggire alla guerra. Cuoresanteliano.it lo spera e se ne fa promotore presso le autorità competenti.

Benedetto Di Mambro

 






1) Alida Dell' Ascenza: Cassino nella bufera della 2° Guerra Mondiale,  Cassino 1979.