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LE MURA POLIGONALI DI CASALUCENSE: L’ ANTICA AMITERNUM SANNITICA ?

Si stagliano imponenti, fino a cinque metri di altezza, e massicce, con uno spessore di circa un metro e mezzo, per una lunghezza di oltre ottanta metri, seguendo le curve del colle prospiciente la vallata del Rio Secco, proprio a ridosso della Centrale Idroelettrica di Olivella, in territorio comunale di S. Elia Fiumerapido. Sono le ciclopiche mura poligonali di Costalunga, impropriamente dette “di Monte Cierro”, rinvenute circa 10 anni orsono sulle colline circostanti il monastero di Casalucense, alle propaggini di Monte Cifalco (m. 947). Il sottoscritto già ne scrisse approfonditamente, nel 1998, nel libro   "Centri fortificati del Lazio Meridionale" (Edizioni Saturnia - Atina). L’ instancabile Sabatino Di Cicco se le trovò improvvisamente ed inaspettatamente di fronte, nella primavera del 1993, mentre, passo dopo passo ed armato della sua tipica paziente tenacia, seguiva le tracce del percorso dell’acquedotto romano (I sec. d. C.) che dalle sorgenti di Valleluce portava l’acqua all’antica Casinum. Mai nessuno, da secoli addietro e fino a quel momento, ne aveva fatto menzione. Gli enormi massi che compongono la muraglia, sono ben sovrapposti e saldati fra loro senza la benchè minima ombra di un qualche legante cementizio di sorta. Si trovano a quota 338, verso nord rispetto al Santuario di Casalucense e circa 150 metri più in alto dello stesso. La parte più lunga della muraglia si affaccia sulla gola del Rio Secco, dirimpetto all’antica via pedemontana che da Interamna Lirenas e quindi, da Casinum conduceva ad Atina: un baluardo a difesa del passo verso la Valle di Cominium, evidentemente e, probabilmente, proprio i resti dell’ antica Amiternum sannitica, distrutta dal console romano Spurio Carvilio nel 293 a.C., nel corso della 3° Guerra sannitica. Guardando verso sud, si vedeva bene l’ Acropoli della cittadina osco-sabellica di Cascum, divenuta poi la Casinum dei Romani, così come oggi è ben visibile il Monastero di Montecassino. Il percorso sud-ovest del circuito di queste mura è in parte rovinato, ma i massi che le componevano sono ancora sparsi lì attorno. Da sud a nord e, quindi, volgendo verso nord-est, la muraglia, per circa un centinaio di metri, è ancora completamente intatta. Un altro tratto di circa quaranta metri di lunghezza lineare è ben. conservato sul versante est del colle ed ha un’altezza di oltre i cinque metri. L’intero circuito murario doveva essere di 300 metri di perimetro: si tratta di mura costruite con tecniche di 1° e 2° maniera. All’estrema convergenza nord-est si apre un varco di accesso alla fortificazione. Sempre da nord-est proseguiva, diritta per altri cinquanta metri circa, una muraglia costituita, per lo più, da massi ed asperità naturali per poi svoltare di nuovo verso nord, per oltre 120 metri, con mura ben costruite che si inoltrano in una fitta ed intricata boscaglia di rovi e che si interrompono a quota 362. Dall’altro lato e cioè sul versante sud, a quota 230, sotto il ciglio dell’attuale rotabile per Pratolungo, un altro spezzone di mura di 2° maniera, lungo circa dieci metri e alto fino a cinque, lascia supporre che era collegato all’angolo sud della cinta di quota 338. Ad avvalorarne l’ipotesi vi sono, sulla stessa dirittura, speroni di roccia e massi in parte caduti o rotolati più a valle. Dalle mura di quota 230 proseguono, verso sud, nascosti dalla fitta vegetazione, ulteriori tratti di enormi massi, in linea, per circa cento metri e fino a quota 213. In quel punto doveva aprirsi la Porta Sud -Ovest, attraverso la quale passava il tratturo, ancora esistente, anche se riattato, che conduceva fino alla Porta Nord-Est e quindi fino ad Atina. Da quota 213 fino a quota 476 (un dislivello di 263 metri per una lunghezza lineare di oltre 300 metri da ovest verso est) speroni rocciosi, strapiombi ed asperità naturali, costituivano vere e proprie difese rivolte verso sud. Proprio lì, sull’altura di Campopiano, a quota 476, altre mura ad angolo retto, per un totale di circa 150 metri di lunghezza e rivolte, in parte verso ovest, in parte verso sud, lasciano pensare a ciò che resta della probabile acropoli di questo antico insediamento umano riferibile ad un’epoca che potrebbe andare dal VI al IV secolo prima di Cristo. L’intera cinta muraria doveva avere un perimetro di oltre 2,5 km.. Al suo interno, non solo turrite fortificati ma anche siti abitati, campi coltivati, pascoli e luoghi di culto religioso. Da nord-est a sud-ovest lo attraversava per intero un limpido torrente arricchito da sorgenti del posto. Le abitazioni occupavano un’area che andava, a forma di ferro di cavallo, da nord ad est ed addossate alle mura più protette dalle alture di Monte Cierro (m. 457), dei primi balzi di Monte Cifalco e dell’alto colle dell’acropoli. Al centro, nella vallata di Cisternole, a quota 312 e solcata dal suddetto torrente (oggi, torrente Prepoie), pascoli e campi coltivati. Poco più a nord della Porta Sud-Ovest, a quota 232, sulla riva sinistra del torrente, l’Ara sacrificale tipica delle popolazioni sabelliche o, nella fattispecie, sannitiche : un enorme monolito squadrato e lisciato con, al centro, scolpito un cerchio del diametro di circa due metri. Vi si accedeva da est e, sul lato opposto del monolito, all’ esterno nord del cerchio, vi era scavato un canaletto di scolo, da sud -ovest a nord -est. Di sotto, a nord del monolito, la stipe votiva. Doveva con molta probabilità trattarsi di un luogo di culto, sacro al dio Mavors (o Mamerte), il futuro Marte dei Romani. In suo onore vi si sacrificavano, a primavera ed in autunno, cavalli o tori.  Del culto di Mavors, presso le popolazioni sabelliche, erano custodi i sacerdoti Salii ed i riti, come in questo caso, erano propiziati in luogo boscoso, il “lucus”. Il territorio qui descritto è oggi comunemente noto, a S. Elia, con il nome di Salauca. Che derivi proprio da “Salii lucus”: bosco sacro custodito dagli antichi sacerdoti di memoria sabellica, i Sacerdoti Salii ?(Benedetto di Mambro)

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